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Una sigaretta con d'IO
Trecento anni
post pubblicato in diario, il 12 luglio 2019



- 78,084 % di azoto (N2)

- 20,9476 % di ossigeno (O2)

- 0,934 % di argon (Ar)

- 0,0314 % di anidride carbonica (CO2)


È un miscuglio, è una formula non esatta quella dell'aria. È più o meno di una manciata di salsedine; la aggiungo? La tolgo? È quello che il Pino lascia andare di se stesso. Anche il rosmarino. Virus, batteri, pollini e polveri sottili, lo sputo di uno che si ingarbuglia nelle consonanti, la risata a bocca aperta che libera saliva e un po' dell'odore di limone. Sono le sue lacrime. O forse, le lacrime, le sommiamo alla salsedine? Al libeccio? Il profumo dei capelli al sole?


b         FA
And out of the blue
SIb           FA
with wings on his heels,
SIb        FA
a messenger comes

DO
bearing regrets
SIb
for the time that he steals


Con dentro, un accordo di chitarra suonata da David Gilmour.






Trecento anni. Dove sarai fra trecento anni, te lo sei mai chiesto? Se sarai ancora lì, con intenti poco precisi e ostaggio della pioggia. Che "finché non smette, resto a casa". Ostaggio del tram e delle monetine che perdi qua e là. Quelle che servono per il carrello, per le preghiere che non dici mai, per il Corriere. Delle distrazioni e dei capricci dei bambini che ti riportano nel mondo. Dice che "No, voglio restare qui a giocare". Mentre la madre tenta di acciuffarlo, Andrea vuole giocare e non fa prigionieri. A Genova, si dice così: "Non fa prigionieri". Li ammazza prima. Mentre Andrea corre più veloce e so che se ci fosse suo padre starebbe fermo e seduto composto. Perché suo padre è severo. L'ho capito da come ride in faccia a sua madre. Ma suo papà è al lavoro, lui scappa e c'è un temporale in arrivò. C'è elettricità, c'è capriccio. C'è un giorno in più di castigo per una ex sirena che è stata graziata. "Non lo amo più, ne sono sicura": è lei che scrive ogni mattina su un foglio a quadretti. Perché adesso sa scrivere, ha imparato. Quanto tempo è passato? 182 anni. Era il 1937. Ricordi il 1937? Quella volta che giocavi a contare le nuvole del cielo in mezzo al mare? Ma sapevi contare fino a 100? "Sì". Ti credo. Il campionato di scacchi nei Paesi Bassi, Max Euwe e Alexandr Alechin tra vittorie, rivincite fino alla seconda guerra mondiale. Lo ricordi? "Poi, si sono dimenticati di me", dici tu. Non credo, penso io. Ma se le persone sapessero la verità, io non starei a osservare i capricci di Andrea. Che corre più veloce. Che dice "No, mamma". E tu che piangi più forte e mi dici di dirglielo. Va bene, glielo dico.


Ti chiami Andrea vero?

C'era una volta una sirena...

Dici che è una storia per bambine. Aspetta un momento, Andrea. Quanti anni hai?

Andrea di otto anni, c'era una volta una sirena.

Vive in fondo al mare con le sorelle e suo papà. Ogni sera, fa un gioco: va a guardare il cielo in superficie.

Un giorno, la sirena sale in superficie durante una tempesta. Il mare prova a inghiottire veliero ed equipaggio, lei riesce a salvare un uomo. Che è un principe. Che è bello. Non parla, sta dormendo. Ma lei, senza nemmeno sapere perché, se ne innamora. Ti sembra normale? Non sto commentando, sto chiedendo: ti sembra normale?

Lei di mare, lui di terra. La storia è nota, ma non finisce bene. Andrea, questa storia non finisce bene.

Lei di mare, a chiedere aiuto a una strega che le taglia la lingua e la mette alla prova: "Conquista il principe e fatti sposare o muori". Dici che è cattiva? Forse, ma i patti sono patti. Tu l'avresti accettato per amore?

Insomma, lei ci prova, lui ci sta. Ma lei non ha nulla da dire e lui non si innamora. Manca qualcosa. Manca la parola. Non c'è nemmeno riconoscenza. Ma ci si può innamorare per riconoscenza? Che poi, io mi domando: cosa aveva da dire lui?


Dunque, Andrea, la sirenetta voleva un'anima, voleva il principe e non voleva subire il destino di tutte le sirene del mare.

Ah, adesso lo vuoi sapere?

Trasformarsi in schiuma marina.

Quante cose desiderava, dici.

La storia non finisce bene, Andrea.

Il principe si innamora di un'altra e decide di sposarsela. Per questo, le sorelle della sirenetta provano ad aiutarla cedendo i propri capelli alla strega in cambio di un pugnale.

Un pugnale magico, certo Andrea.

"Uccidi il principe e sarai salva", dicono loro. Ma lei non ci riesce. Non userà mai il pugnale perché ama davvero quel ragazzo.

Fine.

Mi chiedi se muore. Mi dici che tu lo avresti usato.

Non ne sono sicura, Andrea, che ti allontani tranquillo con tua madre e hai smesso di lamentarti.

"Ma poi, muore?", mi gridi.


No, non muore. Ma sei troppo lontano per sentire la risposta.

C'era una volta una sirenetta, si era innamorata. La storia non finisce bene.

Un pugnale per salvarsi. Un pugnale mai usato. Una punizione lunga 300 anni. Diventare aria e avere 300 anni per compiere buone azioni e riuscire a morire. E per ogni bambino impegnato in capricci, un giorno in più per piangere. E restare qui. Lei che ogni mattina scrive: "Comunque, non lo amo più".

Questo, Andersen non lo ha mai saputo.

Io, però non le credo. Ma non glielo dico.











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permalink | inviato da Franciccina il 12/7/2019 alle 13:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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