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Una sigaretta con d'IO
Sbam
post pubblicato in diario, il 4 novembre 2019


Ti svegli di notte, non sai dove sei. È un hotel? È la stanza di casa? È buio. Non ti ricordi come si accende la luce. Hai una lucina da tavolo? Non ricordi nemmeno se in quella stanza c'è il tavolo e quanto è grande quel letto.

Sei solo.

Fa freddo.

Ti fai luce con il telefono. Prima di capire che ore sono guardi la foto di tua figlia che, senza un dente, sorride. Fa la smorfia che piace a te e con la quale si conquista tutto, anche i sì che prima erano no. È il pass vip per ogni volta che alzi la voce. E in un attimo, rimani in silenzio come quando ci si concentra per scattare una foto. La concentrazione ha bisogno di silenzio. Ti vuoi ricordare tutto, anche il numero dei denti da latte che mancano a lei e a sua sorella. Ti ricordi solo dove hai parcheggiato la macchina e quello non è il parcheggio di casa. A casa non ci puoi più entrare. Lei preferisce leggere libri che guardare film, ha cambiato direttamente la serratura senza sbattere la porta. Non ti sei guadagnato nemmeno la porta in faccia. Ci pensi. Quante volte ci hai parlato con quella porta. Quando entravi cercando di fare poco rumore, di notte. Quando il passeggino bisognava piegarlo e non entrava nemmeno così. Quando uscivi per andare in bicicletta, quando entravi e c'era profumo di pizza.

Ma è buio e ti fa male un po' la schiena. Sarà che il dolore fisico ti inchioda, ma è anche vero che il dolore fisico ti rimette al mondo. Ti ci fa sedere a forza nel mondo ricordandoti esattamente chi sei e quanti anni hai. Ne hai abbastanza per capire che sei un coglione. O forse, no. Non riesci a dirti che sei un coglione. Hai bisogno di qualche attenuante. L'amore è una colpa? L'amore non è mai una colpa. E tu credevi di esserti innamorato di un'altra. Anche se lei non ti ha mai fatto entrare in casa. Ne eri certo. Forse, la amavi proprio perché, come succede nei film, sbatteva il portone di casa senza farti entrare. Sbatteva la portiera dicendo solo "ciao". Sbatteva il telefono "Perché continui a chiamare".

Questo sbattere che ha sempre fatto scattare in te la forza di riprovare. A richiamare. A sentirsi dire che è occupato. "Ma ti prego rispondi". Ogni tanto, qualche supplica. Il tempo di riuscire a dire: "Sono un padre separato". A provare a non sentirti così inutile. Poi, tua figlia che ti fa la smorfia con un solo dente. E ti ricordi che non sei inutile. Non lo sei affatto, anzi. Si va al parco per esercitarsi a ridere. La risata muta non ti riesce. Tu sei da risata fragorosa. Senti come suona bene la parola: fragorosa. Ti fa spalancare la bocca. Ti fa venire voglia di essere un super eroe, un uomo straordinario. Che non è vero che sei un coglione come ti dice tua moglie. Tu sei di più. Tu sei un incompreso. Te lo dici e ci credi. Vai nei pub come fanno i ragazzi, quelli giovani. Offri da bere a una ragazza. "Mi sono separato", le dici. Deve essere difficile per un padre che va a tappeto con una smorfia, trovarsi in un letto ghiacciato. L'odore di saponetta che è rimasta sul lavandino insieme a due macchie di dentifricio. E in un attimo hai quei cinquanta anni che credevi non avresti mai compiuto. Li hai. Ed era la verità. Eri separato. Ma tua moglie non lo sa anche se avevi smesso di ricevere baci e lei non ti guarda più. Mentre al pub fai sempre ridere tutti. Sei una specie di super eroe, ma non c'è nessuno con un dente storto a dirtelo. Non te lo dice proprio nessuno. Nemmeno il barista. Ti osservi allo specchio, ti lavi la faccia con acqua fredda. Come spiegherai a tua madre che tua moglie ha cambiato la serratura? Che sei separato. Non lo sapevi mamma? Sono separato, sì. Da ora. La testa è come un foglio di carta. Non guardarmi con quella faccia. Ho solo offerto da bere a una ragazza. Lo sanno tutti che sono separato. Guardi dritto in faccia la bugia e abbassi lo sguardo. Ci si separa un po' ogni giorno e si fa finta di nulla. Che ore sono? Il telefono si illumina, c'è tua figlia che sorride. Ha gli occhi di tua moglie che non vuole più che tu vada a prenderla a scuola. Non vuole nemmeno che tu vada a prendere quella più grande. Dice che devi stare lontano. Ha scoperto che hai provato a tradirla in ogni modo. Che ti nascondevi dietro i cespugli inventando di essere in centro a bere. Muovevi le foglie. "senti il ventooooo?", dicevi. Lei rideva, più nascosta di te. Te che passavi le ore sotto il portone di una che ti sbatteva giu il telefono. Sbam. Ma tu eri certo che prima o poi avrebbe risposto. Ti avrebbe fatto entrare, ci avresti fatto l'amore dicendo quella bella poesia che ti sei scritto a matita. Ma non te la ricordi. Meglio non dire. Ma sbam. Tua madre piange, dice che la coperta pesante per il letto è in lavanderia. Che ha finito l'acqua e in frigo non c'è niente. Puoi farti una pasta. 

Ti svegli.

È giorno. Che ore sono?

Tua figlia ha acceso la TV, sono le sette del mattino.

E tu hai avuto lo stesso incubo.

Sorridi.

È il solito incubo di sempre.

Ti rotoli nel letto. Tua moglie è in cucina che prepara caffè e scalda le brioches che ha comprato al supermercato. Quelle che "prendi tre paghi uno".

Ci pensi un attimo, provi a telefonare. Sì, ci provi. Vediamo se risponde questa volta.

Sbam.





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permalink | inviato da Franciccina il 4/11/2019 alle 21:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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