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Una sigaretta con d'IO
"Ma tu che sei di Genova".
post pubblicato in diario, il 22 settembre 2017


Ma io che sono di Genova. "Cosa posso fare in due giorni a Genova?".


Guarda, io farei così:



Vicoli: piazza delle erbe (bar gradisca per raccontare la giovane Superba che, con bufera o con il sole, si trova fuori a bere una birra. Fuori!) Via canneto da Marchesa, troverai una coppia di nonnini (Marchesa e Adriano) che per un euro e qualcosa di danno da bere l'Asinello, tradizione da aperitivo genovese. La Genova di ieri e di domani mangia i pasticcini e beve il Negroni da Alessandro Cavo (La Marescotti, piazza Fossatello) per raccontare il centro storico bisogna passare dal museo dedicato a De Andre' in via del campo e parlare con chi lo gestisce, Laura Monferdini. Ci sono cose che avrebbe potuto svelare solo Don Gallo. Cercalo in qualche vicolo, sono sicura che da qualche parte si farà riconoscere.



Il centro storico è grande, bisogna passare dal caffè degli specchi, una traversa di piazza Matteotti, dove Dino Campana si rifugiava per scrivere (c'è ancora il suo tavolino) e in piazza Sarzano, dove gli hanno dedicato il pozzo. Cerca la signora Mercedes, sta sempre seduta in piazza con gli amici: lei racconta la Genova che non c'è più. 

Andrei a sentire che rumore fa il porto, come pendono le palme, le cassette pro "mugugno" nel giardino di Palazzo San Giorgio. Camminare lentamente in via Gramsci, fermarmi al suo mercatino, tagliare a destra ed entrare  in via Pré, guardare che stretto il vicolo da cui si intravedono gli aerei volare.





Castelletto: il quartiere borghese, quello che forse ci nasci, poi lo rinneghi, compi 30 anni e "casetta, vespa e matrimonio in bianco". Per capire basterebbe andare a spianata castelletto e guardare il panorama mangiando il classico gelato (tradizione della domenica)


Boccadasse (ovvero, Albaro) altro quartiere "per ricchi", così si dice. Boccadasse trovi ancora i pescatori. Qui Paoli scrisse "La Gatta" e ci porto' la Vanoni (che canta "Ti ricordi il vento nella casa al mare...) a vivere, quando si amavano alla follia. Ti rompe dentro la magia del borgo dove guardi passare le stagioni, le grandi navi, le lampare: sognando di andare via. E poi di ritornare.



Ma Genova è strana. I quartieri sono anche tutte quelle località che credi siano sotto altri comuni (Sampierdarena, dove c'è la Lanterna che è da visitare e da farsi raccontare dai guardiani del faro) ma anche Pegli, patria della farinata. Sestri Ponente e la via dello shopping, delle fabbriche come Fincantieri. Andrei a Pra': no Prà, no pesto. Ricordatelo. 


Andrei a Marassi, quartiere da stadio, da alluvione, da paure e voglia di riscatto. Alzerei gli occhi al cielo per cercare il "Biscione" che è un insieme di case popolari. Poi, c'è la Genova che entra in prigione, che ne esce. C'è la Genova "tutto l'anno in Vespa", che va a studiare all'estero, che non torna più, che resta, che si accontenta, che anzi no. Che è "tante cose", che "una slerfa" di dignità, che il dolore non scende in piazza,che da Righi vedi la Corsica e sognare significa qualcosa di più mentre stendi i panni in faccia al mare. 


Ma ci sono tante altre cose che andrebbero dette. Ma tu hai solo due giorni. Che Genova è ricca, ma soprattutto operaia. Genova è sale, ma anche tramontana. Genova è più periferia che centro. E chi da Castelletto scende di quattro curve ti dirà che è lì che sta andando: a Genova. 



Come te.


Ciao.






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permalink | inviato da Franciccina il 22/9/2017 alle 20:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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