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Una sigaretta con d'IO
A dare in culo alla sorte
post pubblicato in diario, il 14 ottobre 2014


Cuore di carta bagnato al sole
sono un palco vuoto
in una piazza d'ottobre
in paradiso a banchettare
con gli angeli disobbedienti
a dar spallate alla porte
a dare in culo alla sorte.

Ti veddi o Gêumo o l'è ancon lì in to scito,
o sa che e erbe gramme crescian fïto.
Saiä che dexe giorni e vegne inverno,
ma mi pe ûn pö de cädo me ne andiæ all'inferno.

Lascime o mæ mâ
ho zà repessòu o vestïo.
Ferïe cuxie co a sâ.
Giastemmando apprêuvo a ûn figgio,
mostrandoghene a Dio.

Figli di macellai e persiane
mentre Genova sviene
tra le lacrime e il sale
nel fondo, nell'armonia
e poi nella ragione
la trama è un filo di lana
la leggerezza un copione.

Ancheu me riconoscio in to mæ müro.
Ch'a segge quæ o no quæ a l'ha ûn nomme solo.
Saiä che in sta seiann-a vorieiva cianze,
che no me sento libero de fâ a mæ parte.

Lascime o mæ mâ
ho zà repessòu o vestïo.
Ferïe cuxie co a sâ.
Giastemmando apprêuvo a ûn figgio,
mostrandoghene a Dio.


(Zibba e Vittorio De Scalzi, Genova 2011 https://m.youtube.com/watch?v=oWe7WbWeGxY )



La leggerezza e' un copione. E non finge nessuno.
E non c'è più nonna che mi chiama alle 22 di sera per dirmi di venire via dal Bisagno, che nel collegamento con Mentana mi sono mangiata qualche parola e che "Quando finisce tutto, vieni qui che ti cucino i passatelli. O preferisci i tortelli?".
Qui dove il copione si ripete quella telefonata non arriverà mai. Eppure la aspetto. 
Perché è la vita che ti tiene aggrappata alla vita.
Così, per un attimo, come in una pellicola, un film dell'orrore con un inizio romanzato, avevo di nuovo 27 anni.
Una paura che esplodeva finito di lavorare, di notte. Un mezzo panino, tornare a casa, ricominciare, fango ovunque, pianti di uomini non abituati a piangere in pubblico.
"Dove sei?". Le domande di mamma quando avevo gli stivali immersi nell'acqua in frazioni isolate.
Tutto bene, le bugie. "Gente, ci rialziamo più forti di prima".
Qualcuno non si è rialzato più.
Nemmeno a Sestri Ponente nel 2010. Però certe espressioni me le ricordo bene: "Bastava avvisare".
E quando il fango incontra i negozi di alimentari, distrugge i frigoriferi, lascia odore di morto che ti resta addosso. 
E resta il proprietario di un negozio di ferramenta in via Fereggiano che piange forte. La signora che ti fa salire in casa per un caffè, il giornalaio che il giorno dopo rimane chiuso, l'immagine di una coppia di anziani, sul divano.
Sai, Genova fa le magie. Tu ti innamori e lei ti tratta male in certi giorni. Tu rimani qui, rimani per lei che lo sa e ti prende in giro.
E ci invecchi amandola come facevi da ragazzo ritrovando i fantasmi dei tuoi nonni lungo strade e vicoli che non esistono più.
Genova, la città del litigio facile, dove i vicini di casa sono il primo bersaglio per l'odio che ogni giorno mettiamo da parte per qualcuno.
Poi arriva il fango e per quel vicino di casa tanto odiato non ci fermiamo nemmeno per pranzare. Si spala fino a quando non sarà tornato tutto come prima. "che dobbiamo litigare, dai".
Focaccia, scirocco e cantilene che fanno eco.
E quando insulti il sindaco, lo fai come fosse il tuo vicino di casa "così son capaci tutti, belin".
Belin.
Guarda che lo so che l'allerta non avrebbe cambiato le cose.
Lo so già che Borgo Incrociati sarebbe stata inondata di acqua, che i commercianti di Staglieno avrebbero perso di nuovo tutto, che le macchine sarebbero state trascinate via, che sarebbe mancata la luce.
Quello che non sapevo e' che avrei provato tutta questa rabbia mantenendo la calma. Ma solo per educazione. 
Sobrietà e compostezza: sono genovese.
La rabbia del dover raccontare quello che sta succedendo senza aver potuto dire quella frase che sono la prima a dimenticare: "Stai attenta".
.....[e poi dopo che finisce tutto ti cucino i passatelli]
La rabbia di essere ancora qui, costretta a fare il bilancio dopo tre anni, ma con una vittima in più.
Ad aggiungere l'aver preso un fulmine in diretta cercando di non farci caso anche se i comandi della regia vanno fuori controllo. E devo spiegarlo in onda. E "state tranquilli". Fuori ci sono strade trasformate in fiumi. Ore dopo, nella sede della protezione civile, nessuno vuole parlare.
Nessuno vuole chiedere scusa di nulla. "Perché non era di mia competenza senza un avviso meteo", cit
Sai perché ti soffoco di domande rimanendo calma?
Perché sono genovese.
Così è.
Qui dove anche il pianto e' composto ed è come piangere due volte: la prima perché non puoi trattenerti, la seconda perché vorresti esserne capace.
Da qui parte una lunga cronaca di scuole inagibili, paesi senza acqua, zone isolate, quartieri senza luce, negozi allagati, discussioni tra istituzioni, silenzio di chi non dovrebbe smettere di parlare, parole di chi dovrebbe solo tacere.
E il rumore delle pale che grattano l'asfalto in via XX.
Il rumore del precariato: una pala sul cemento infangato.
Esercito di disoccupati, studenti, partite iva, "a chiamata", a "non mi chiamano mai", a "vivo con i miei perché mi hanno appena lasciato a casa". L'esercito dei giovani che sognano ancora forte tanto che "mi uscì il sangue dal naso".
Con delle tute da buttare, con dei sorrisi tenuti li' per giorni migliori e sfoderati in mezzo al fango, come a dire: "Ce la possiamo fare".
E ce la fanno davvero.
Criticati di generazione in generazione, obiettivo di marketing, bersaglio facile di editoriali politici, grande mercato per venditori di tecnologia. E biglietti sola andata, altrove.
E che male fa essere lontani dal male. Dal mare.
Quel buco dentro che colmiamo di libri, vestiti e drink il venerdì sera. Quello che quando si riempie di nostalgia ti lascia tramortito davanti al computer.
"Sono lontano da li', mi dici cosa succede?".
Stai tranquillo, ritroverai a Genova superba come l'hai lasciata. Anche nell'atteggiamento. Quello che se non le tiri due schiaffi quando li merita e' perché sai che ti fermi poco. Amala pazzamente per quel poco. Colma quel buco fino a dimenticartene.
Come canta Zibba in una canzone da ascoltare quando non ho troppi pensieri. Una canzone scritta dopo l'alluvione del 2011.
"Come va lì Fra? Sono lontano e non capisco".
Stai tranquillo, ora torni e la ritrovi Superba.




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permalink | inviato da Franciccina il 14/10/2014 alle 10:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (24) | Versione per la stampa
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