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Una sigaretta con d'IO
Storia del mio amore folle
post pubblicato in diario, il 28 gennaio 2010





Lo vidi una volta
e poi non lo incontrai più.
Mesi fa
passeggiavo per le vie della città; avevo caldo.
Ordinai un caffè al bar immersa completamente nei rumori altrui.
Fidanzati imbecilli, madri opprimenti, mutante di pizzo che fanno prudere, il sondaggio "meglio la play o la wii": centinaia e centinaia di informazioni, pareri e cazzate bussavano alle mie orecchie assonnate.
Dentro me, custodivo il mare.
Mi ero svegliata da poco.
Era tardi.
Era un sabato di ottobre.
Di quelli in cui qui, a Genova, l'aria estiva non è ancora scomparsa e le foglie, su certi alberi, ti dipingono gli occhi di arancione.
Presi lo zucchero, mi feci passare la Repubblica che era al tavolino di due signori e, improvvisamente, lo vidi.
Occhi color gelato al cioccolato
sguardo brillante
intenso.
Un vero lusso per i miei occhi.
Lo immaginai seduto sul tavolo della mia cucina dalle tente rosa.
Quel pensiero mi fece arrossire.
Non conoscevo il suo nome e già immaginavo uno sconosciuto varcare le mie più profonde confessioni. Piatti sporchi sul lavandino, giornali sparsi per casa, vestiti appesi qua e là, lamette per le gambe sul bordo della vasca...
No, meglio di noi.
Cambiai subito fotografia.
Mi immaginai di essere accanto a lui
su un prato
sulle alture di Genova
a leggere un libro
assaggiare biscotti
cantare i Beatles
sognare di essere altrove.
Funzionò.
Al decimo minuto mi innamorai del mio pensiero
e
ovviamente
anche di lui.
Uscì insieme a una donna che lo teneva sotto braccio.
Non lo rividi fino a oggi quando, con fare assente, mi stavo specchiando nelle vetrine dei negozi. Osservavo i miei occhi un po' stanchi quando incontrai il suo sorriso.
Era in piedi dentro una profumeria.
Mi guardava come se non avesse mai visto una ragazza.
La cosa mi stupì, visto che, la prima volta che lo incontrai, era in compagnia di una donna bellissima.
Eppure guardava me.
Con quello sguardo indifeso e un po' stupito, che hanno certi uomini quando vengono scoperti.
Sembrava come se mi stesse confessando che non poteva smettere di guardarmi.
Come se non avesse avuto voglia di  fingere di cercare una scusa da inventare, un "stavo guardando se arriva chi sto aspettando", un "no, ti ho confusa con qualcun altro"...e quali altre carnevalate dal pene eretto.
Non riuscivo a smettere di farmi guardare.
Sono rimasta immobile.
Ho spento la sigaretta.
Sono entrata.
La commessa mi ha subito accolta con fare da migliore amica
"No, grazie, faccio solo un giro".
Sorrise.
Le sorrisi.
Lui fu l'unico a non cambiare mai espressione.
Ero incerta.
Sapevo cosa da fare, ma non trovavo il coraggio.
Eppure lo immaginavo ancora sul tavolo della mia cucina; nonostante i piatti sporchi, i giornali e le lamette, lo immaginavo lì, seduto su una pila di libri da sfogliare.
Allora parlai, ma la commessa non mi sentì. Stavo per uscire quando mi raggiunse e mi disse: "E' lui?"
Arrossii e feci sì con la testa.
Senza dire una parola si avvicino a lui, lo accompagnò alla sua scatola e mi disse: "Sono 20 euro e 50 centesimi".
Pagai.
Uscii.
Corsi a casa con lo stato d'animo di un uomo che è appena stato a puttane.
Un uomo che, con un po' di carta avanzata a fine mese, compra l'amore di una femmina che deve fare la spesa.
E sono qui, con la mia mezza sigaretta in mano.
Forse già stanca della sua presenza al mio fianco.
Lui che è così bello.
Lui, 505 particuliere le vernis estate 2010
meglio noto come "Chanel",



sulle mie mani.



:-D






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