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Una sigaretta con d'IO
A mors(i)
post pubblicato in diario, il 10 gennaio 2017



    

C'era una volta un maglione di lana taglia M.
Era blu, lo indossava un ragazzo che si pettinava con le mani.
Un giorno, quel maglione venne prestato e diventò una L sgualcita, ma pulita.
Fine.

Parliamo di amore, di etimologia: L ama = desiderio, passione, attrazione (vedi kama-sutra, cioè aforismi, brevi discorsi sul desiderio, sulla passione fisica). Anche il verbo amare risale alla radice indoeuropea ka da cui (c)amarecioè desiderare in maniera viscerale, in modo integrale, totale.
Un'altra interpretazione etimologica della parola amore, fa risalire il termine al verbo greco mao = desidero, da cui il latino amor da amare che indica un'attrazione esteriore, viscerale, quasi animalesca da distinguere da un'attrazione mentale, razionale, spirituale per esprimere la quale era usato il verbo diligere, cioè scegliere, desiderare come risultato di una riflessione.
Un'ulteriore e meno probabile ma curiosa ed interessante interpretazione etimologica della parola amore individua nel latino a-mors = senza morte l'origine del termine, quasi a sottolineare l'intensità senza fine di questo potentissimo sentimento. 

Sono solo parole, tipo taxi con i quali attraversiamo le impressioni di chi, ogni tanto, passa di qui. Gente che parla e crede di avere capito.  Risaliamo i dubbi, sfrecciamo dritti e poi a zig-zag. Ci fermiamo agli stop, non rispettiamo il rosso al semaforo: bla, bla, bla.
Scendiamo per bere un caffè, nel frattempo, entro  al bar e mi dico che: "Mi infilo in questa vita qui".
Tra le ombre e la luce, tra i tuoi meccanismi mentali sofisticati e collaudati, dei gusti decisi, delle certezze di marmo e fragilità d'oro.
Ho fatto la figurante, la co protagonista, la protagonista. Ho camminato per strada cercando la tua mano, ma con la goffaggine di chi non l'ha mai fatto prima. Mi sono fatta così tante domande da non avere più fame.
Mangiamo panini.
Mentre fumiamo all'aria aperta, ci intratteniamo con elogi alla libertà, eppure ci si sente a casa dentro piccole abitudini. Come una prigione con il roseto sul retro.
Un equilibrio costruito da un architetto che non ha ancora la firma, senza delibera, inaspettatamente: un capolavoro di cemento. Solidissimo e allo stesso tempo crepato in qualche punto. Perché crescere é doloroso, perché certe domande lo sono molto di più e so che te le fai senza avere risposta. Come quella mattina, specchiandoti in una vetrina, cercando tua madre. 
Risaliamo sui taxi, superiamo il limite di velocità, prendiamo la strada sbagliata, la strada facile, due multe, poi il mare. Quello vero.




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permalink | inviato da Franciccina il 10/1/2017 alle 18:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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