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Una sigaretta con d'IO
Il resto
post pubblicato in diario, il 11 giugno 2015


    
Se non vedi il resto, non vedi il bacio.
Non mi aspettavo sarebbe successo così. Intendo dire proprio così, senza volerlo sapere, facendo un giro per caso, cercando Da Vinci. Sai, a certe cose non siamo abituati. Ti senti soffocare, senti che devi respirare e ti domandi quanta aria serva, prendi le misure anche per un gesto al quale non devi pensare. "Un altro po' di aria, forse". Non sai. Pensavi di sapere e ti sei sbagliato. Che poi, sai cosa? Diventa complicato quando ti accorgi di non sapere nulla. Che te ne fai di tutte quelle volte in cui ti faceva stare bene pensarlo?
Così, come entrare nella stanza di qualcuno che dorme e svegliarlo.
Ti blocchi, rimani immobile, non fai più nessun rumore. Quante altre cose mi hai tenuto nascosto Hayez? La libertà, la patria, la guerra, tua zia che chiami "mamma". Mi vuoi ingannare proprio mentre in piazza Duomo stanno costruendo la prima edicola d'Italia. Lo stai facendo male, Francesco. Diamoci del tu, sono almeno 18 anni che ci incontriamo. Sì, forse la prima volta sono stata scortese, ma devi ammettere che a 17 anni ti sei ricreduto. 
E me lo dovevi dire.
Perchè quel "resto" non è previsto durante l'ora di Storia dell'Arte. Ti dicono di guardare il bacio, il colore della calzamaglia, l'ombra.
Ma tu pensavi che non me ne sarei accorta?
Pensavi che mi sarei dimenticata, che mi sarei distratta?
Volevi davvero aspettare tutto questo caldo, per caso, in ritardo.
Che stronzo.
Mentre in un angolo, un altro quartiere, lo stesso anno, nel frattempo, qualcuno scriveva: 

"Ho detto che un'arte bisogna impararla, bene o male. Siete padroni di scegliere: quanto a me, per la vostra felicità vi consiglio a impararla male: appena quanto necessita per ottenere il diploma, ed esercitarla legalmente: e per questo, il male è già di troppo: basta il malissimo. Così eviterete la grande fatica e la sterminata noja dello studiare. Ciò sia detto fra noi, con prudenza: giacchè ai ragazzi, tanto per cacciarli un po' innanzi, bisogna sempre dare ad intendere che lo studio è dilettevolissimo, tanto da bastare di premio a sè stesso, e che un giorno se ne accorgeranno, e che saranno felici.... Sì, davvero! di quella felicità che tutti aspettano finchè si va a goderla nell'altro mondo. Come sono invidiabili i dotti che rubano le ore al sonno, alla mensa, al chilo, al passeggio, a tutti i bisogni e a tutti i piaceri per logorarsi la vista e la vita sui libri! Più studiano, e più si spaventano del tanto che resta a studiare: è la sete di Tantalo non mai saziata; è la ruota d'Issione che sempre gira; è la fatica di Sisifo che ricomincia ogni minuto; è il fegato di Prometeo sbranato a perpetuità. Se fanno qualche scoperta, si tirano addosso un nuvolo di nemici e d'invidiosi: e guerre scientifiche accanitissime e perfidissime: e passare per visionarii o per ciarlatani, almeno presso i contemporanei, cioè vita naturale durante. Per colmo di delizia si riducono a consumarsi di livore e d'indignazione vedendosi posposti ai più mediocri, ai più ignoranti.... Capite? siete voi che trionferete: persuasi di saper tutto, sarete contentissimi di voi stessi e del mondo che non si accorgerà del contrario. W l'ignoranza". ("Il viaggio di un ignorante", Giovanni Rajberti).






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permalink | inviato da Franciccina il 11/6/2015 alle 14:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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