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Una sigaretta con d'IO
L'estate enigmAstica
post pubblicato in diario, il 6 luglio 2011


http://youtu.be/R1yDuFJbARo


L’URLO 2011

Ho visto le migliori menti della mia generazione lucidare coltelli arrugginiti

Annegare nelle pozzanghere di sudore

Stagisti

Studenti chinati su wikipedia

Pittori di carne da discount

Addomesticatori di leoni

Con sirene nel retino per farfalle

A scivolare nella piega dell’ombelico

starnutire

Darsi malati con la scusa di un pomeriggio al mare

“No, mi manca un esame che i miei hanno pagato le tasse”

E spegnere la sveglia

rimanere a letto tra gli odori misti delle ospitalità

“Che anch’io vivo lontano da casa”

“Che, sì, un un buono per il caffè di via Balbi mi avanza, tranquillo”.

A farsi sfogliare dalla tramontana il dizionario delle scommesse

Lì sulla finestra

Con le lacrime stese ad asciugare

e l’umidità del vicolo buio

pagato a prezzo di un panorama da cartolina

Lì dove si trattiene l’odore del tuo arrivo

quel profumo di Laurea

la scheda tim, carta d’identità per rientrare in paese e dire: “Sono tornato, ma è questione di poco”.

E quei “cin cin” pronunciati come promesse solenni

Pacche sulle spalle

Mentre le bollicine distendono le ali

Che, quasi, il matitone non lo si vede più

Mentre ancora ci si domanda quanti uffici contenga.

E sorrisi apparecchiati con carta da giornale

Con la tua foto in prima pagina

e la bandiera della pace.

E poi sparare missili allo specchio

Bombe atomiche che lasciano segni di te quando al capo fai “sì” con la testa.

E “ce l’hai 1,50 per la metro?” Che voglio andare all’estero.

Che sia est

Che sia ero

siero

Sì, ero

Mentre dalla bocca ti colano verbi al futuro, condizionali, imperativi.

Pensieri in edizione economica

Presi in prestito dal tuo vicino di casa.

E d’io benedica il corochinato del vecchietto all’angolo

E i risseau della piazza in cui ti sei perso

E i buchi nella giacca comprata ai grandi magazzini

Quella che si indossa con i jeans strappati

E poi le scarpe di tela

A masticare colloqui e caramelle

Con gli incisivi cariati

A parlare con le tasse Inps e le zanzare e gli arrivederci.

E quel compagno amico tuo a dirti “Coraggio”

mentre tu scongeli le tue ossa

che ai dispiaceri non ci vuoi più pensare

che sei giovane

puoi ancora drogarti in stanza, uscire e farti l’occhiolino dentro le vetrine del centro.

E lucidarti la fronte con le vecchie lettere d’amore

Tra il punto interrogativo e le virgolette: “Mi ami ancora?”.

Dondolarsi nelle cinque corde della chitarra

E risalire i pregiudizi in mongolfiera

Con la forza del tuo fiato nella tromba che non sai suonare

Nel megafono in cui canti “Bella ciao”

A imparare a disegnare le dita di quel vecchio pescatore in porto

A leccare i pomodori appesi alla barca che sanno di sale

Il sale della pasta mangiata a notte fonda

Il sale del pianto senza singhiozzo

Il sale del “un giorno anch’io”

Il sale dei “ciao” ai conoscenti che vedi tutti i giorni

Il sale dei “come stai?” che finiscono con quattro lettere:

B e n e

Ma l e

E ancora la bandiera della pace.

E un euro per il manifesto

E “compagno, sono dalla tua parte”

E osservare baffi bianchi incravattati mentre fai “sì” con la testa.

Che “un giorno anch’io” Che “Sì, un euro mi avanza” che “il domani è nostro”.

Che prima di noi licenzieranno la miseria degli applausi in televisione

E le buche in strada

E i teschi di Fabio Moro sulle braccia delle anoressiche

A fare da manichino ai commenti da bar

A portare a spasso i “chi sono e da dove vengo?”.

E, finalmente, poter mettere i piedi sotto la scrivania.

E sì, ho visto le migliori menti della mia generazione.

Sì,

E nemmeno tutte.





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