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Flatus vocis


Nel mio anno "satori" la Juve ha vinto lo scudetto e potrebbe vincerlo una seconda volta. Non per dire, ma che ci siano o non ci siano Vidal, Pirlo o Tevez, poco cambia. Chi l'avrebbe detto? Io no. Del resto, la regola che dice "nessuno è insostituibile" vale anche nel calcio, anzi, vale soprattutto nel calcio. (Anche se la Samp senza Eder meriterebbe un appunto).

Comunque, stavo leggendo Parise al parco: "Ho un debole per le semplificazioni fulminanti". E si', Zanzotto piace molto anche a me. Sara' che dentro la nebbia ho affrontato le prime difficoltà da adolescente (Tipo mamma che "No, niente cinema, non vedi che nebbia?") e tutta una serie di profumi muschiosi e umidi ai quali non puoi sottrarti. Come la risata dentro la neve. Il rumore fortissimo che facevano certe risa nel silenzio. A pochi metri da me, dei clacson impazziti e il traffico di viale Elvezia. Un ragazzo inciampa e fa quasi cadere il bouquet che porta tra le braccia. Ride, rido anche io. Quelli che portano i fiori a casa senza motivo esistono ancora, gente. E penso che Zanzotto piace anche a me.



Al di là tu falci e componi

Le gentil somiglianze dei fiori

Al di là non è sazia

Mai la tua fame di bambina

Ed hai la mela e il ghiaccio vegetale,

là ti punge al polso la tua bussola

per indicarti la stella

ch’è il tuo vero gemello;

perché tu possa conoscere

colli piccoli come noci

per i tuoi denti giocosi,

soli come voli di vespe

e parole che suonano come monete;

e tu prepari al vento l’ora

delle più grandi altezze

delle più vivide seminagioni

delle tue visite che innamorano

È per te che la gioia dei paesi

Liberamente va imitando

I tuoi semplici atti;

e per te questa terra non è

che un mite minuto satellite

che ben sa dove si dirige.


(Andrea Zanzotto, Dietro il Paesaggio, 1951)


Pubblicato il 19/2/2016 alle 21.32 nella rubrica diario.

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