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Meltemi

  


Non so se Icario abbia mai visto Naxos, quale "natura" abbia accolto in casa, lui che aprì la porta a a Dioniso. Lo fece con la fiducia dei greci: senza aspettarsi nulla in cambio, nemmeno una manciata di riconoscenza. Anche io ho visto Dioniso entrare dentro casa; l'ho visto dalla finestra che si affaccia sulla spiaggia del sud, dove vivo un'estate lontanissima da tutto. Non ?porto più le scarpe e non uso il pettine. Il sole brucia tutto ciò che incontra, i fichi sono maturi, i pomodori sono dentro a ogni più piccolo menù insieme alle melanzane, la feta e i cetrioli. Soffia un vento strano che ti agita e non sposta di nulla la sabbia che ti rimane appiccicata sulle gambe. Soffia un vento che non avevo mai conosciuto prima: il meltemi. Vita&magia che ti spettina senza smettere mai, ma non si vedono onde . Mare piatto, pini marittimi che si inchinano. Un giorno Icario venne ucciso. La leggenda dice che gli assassini si nascosero nell'isola di Ceo "nella quale si sviluppò un'aspra canicola durante i giorni di Sirio, stella della costellazione del cane maggiore che raffigura Maira, il cane di Icario. Interpellato, l'oracolo di Apollo comunicò che per allontanare l'eccessiva siccità dovevano essere puniti gli assassini di Icario. Una volta uccisi iniziò a soffiare il fresco meltemi".
Un vento che oggi soffia fortissimo raggiungendo i 25 km h. Così, dopo aver osservato a lungo i pescatori nel Porto di Moutsouna e le loro acciughe, gatti randagi in ogni angolo dell'isola e quei pochi turisti senza paura del nulla, sono risalita verso i monti. Il vento a rallentare la corsa in moto fino a Filoti. Ho scelto l'unico bar di vecchietti e senza musica e mi sono seduta su uno sgabello di legno domandando cosa fosse il gioco di legno, a forma di rosario, che tenngono tra le mani. A Filoti non si parla l'inglese, ma la maggior parte di loro conosce l'Italia, Messina soprattutto (dove ci sono i "Giardini di Naxos") "Sono dedicati alla nostra isola". Lo so. "Pensa, quella volta che ci sono stato e gli ho detto che ero di Naxos, sono impazziti". Elias ha 66 anni, lui l'inglese lo parla bene. Mille euro di pensione. "Non diamo la colpa a Tsipras, lui è colpevole solo di non essere l'uomo di sinistra che raccontava di essere". Elias ha viaggiato in tutto il mondo, ma per il sud America servono troppi soldi. "Ci sto pensando - dice- sono riusciti a costruire cose incredibili". E voi greci? "Non è la stessa cosa". Mi racconta tutta la sua vita. Di quella volta che decide di non sposarsi mai, di quando gli dissero di lasciare Atene e di partire per il Canada per non subire la crisi che presto sarebbe arrivata. "Amavo troppo la mia terra per farlo. Mi racconta di quando aveva 20 anni ed era militare. "facevo la guardia alla cella di Alekos Panagulis". E ci hai mai parlato? "si, ci penso ogni giorno. Ma ero un ragazzino, cosa avrei potuto fare? Un giorno - va avanti- mi disse che comunisti, socialisti, fascisti, avevano tutti un grande obiettivo: tenerci buoni, evitare il casino". Elias beve il "raki, una grappa dolce con la quale cucinare il "rakomelo" (raki, acqua, miele, chiodi di garofano, cannella e limone). Vuole tornare in Messico, gli parlo di Frida Kahlo. Non la conosce. Gli racconto di Diego Rivera, fa la faccia stupita. "Come mai non la conosco?". Non si decide un incontro. Mi confida che sono sette anni che vive sull'isola. Lui è di Atene, ma adesso che è in pensione, ha preferito venire in un posto meno pericoloso. "Atene sa essere molto pericolosa di notte". Dice che capisce chi vorrebbe la Grecia fuori dall'Europa, ma "Fa molto male pensarlo". Lui faceva il meccanico fino a sette anni fa. La sua pensione era di duemila euro al mese. "poi cut, cut...". E oggi sono mille. Ma tu riesci a immaginare l'Europa senza Grecia? "No". Poi, ride. Chiede di aspettare. Aspetto. Torna con una cassa di fichi e del vino che produce lui. Uno strano vino che sembra passito e fa 40 gradi. "questa terra é severa, il sole picchia, il vento é forte". Intorno a noi, un gruppo di suoi amici vuole assaggiare. Brindiamo. Devo ricordarmi di fare benzina. Ma scopro che i benzinai sono chiusi qui, a Naxos, dopo le 19. Non riuscirò a tornare a casa. Mi regala una tanica. Fa il pieno e dice "Così stanno le cose, ora vai piano". Allora, penso alla pensione "cut-cut", alla Grexit, all'Europa che guarda un paese tanto bello e tanto ventoso cadere sulle ginocchia senza auto compiangersi mai. Popolo generoso, patria della democrazia e della bellezza che non fa paura, ma si lascia portare via.
E piango in mezzo alla strada.
"sei così sensibile, tu?".
Chiedo scusa. "vai a casa, poi se torni prima di ripartire beviamo ancora e ti racconto di quella volta che...".
Allora, domani torno; mi piacciono le storie.

Pubblicato il 23/8/2016 alle 13.33 nella rubrica diario.

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