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La monetina

"Una monetina, avrei bisogno solo di una monetina".

Quanti anni avrà, credo settanta, accento milanese, un cappello di lana blu e il sacchetto della spesa in mano. Dentro ci sono due confezioni di pollo, del pane e il latte. Piove come sa piovere a Milano: pioggia fine che ti bagna più di un acquazzone. É molto calma quando chiede una monetina, ma nessuno si ferma uscendo dal supermercato tra lo stupore di chi se ne accorge. Non ha la faccia da "Mi serve una monetina". In effetti, la faccia da monetina non dovrebbe esistere. Ma esiste e non è la sua. Lei, sembra parlare con suo nipote, ma parla con te. Mi sono chiesta a cosa le serva, ma non non ho il coraggio di domandarglielo; la osservo da qualche metro e sotto il cappuccio della giacca. Glielo chiederei sperando che le manchi un euro per le uova, ma sono quasi certa che non sia quello il motivo. Via Melzo é un via vai continuo: ragazze che hanno appena fatto shopping in corso Buenos Aires, coppie mano nella mano alla ricerca di un ristorante, gruppi di amici riuniti per una birretta, un vecchio signore con un Borsalino che non si trova più nei negozi.
Ma lei parla come fosse nella cucina di casa, calma e con gesti normali. La borsa della spesa appesa a un braccio, l'Impermeabile e le scarpe di vernice nera. Forse, Mary Poppins la sentirebbe anche da una sfera di cristallo. "Un penny...". Sì, una monetina. Una moneta piccola, di quelle che non pesano e che ti dimentichi in fondo al portamonete. Quei due cents che non sai mai quando userai e che servono sempre quando non li trovi più. 
Come succede sempre. 

Pubblicato il 18/2/2017 alle 12.32 nella rubrica diario.

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