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Quando avrai diciotto anni

"Quando avrai diciotto anni faremo così: quando in Italia sarà estate andremo in Sud America e quando in Cile sarà inverno torneremo a casa".




Mia nonna aveva in mente un piano preciso per il futuro remoto. Del resto, questo piano avrebbe potuto progettarlo solo con me che volevo stare sempre con lei. "Allora -diceva- non dovremo mai accendere il riscaldamento perché avremo sempre caldo". A me, che avevo nove anni, sembrava perfetto. Il freddo mi ha sempre dato fastidio, non tolgo mai la giacca nei luoghi chiusi e non mi piace la neve in città. "Dunque è deciso", diceva lei. Dunque, lo dici tu alla mamma, pensavo io. Che poi, quando hai nove anni, i diciotto sono un futuro irraggiungibile, qualcosa che potrebbe anche non capitare perché il tempo passa lento e "domani mi chiede la tabellina del sette, me lo sento". E succedeva veramente. La tabellina del sette, ma poi cosa mi serve. "7 per 7?". A pensare, oggi, cosa mi ricorderò a un passo dai cinquanta. Se mi ricorderò la faccia di quella signora bionda che "Toglimi il pane, se vuoi, toglimi l’aria, ma non togliermi il tuo sorriso". E come va a finire la poesia di Neruda, incontrato sulla nave Barcellona-Santiago.

Io credo me la ricorderò, durante le notti fredde di gennaio mentre fuori fa freddo e in Cile ci sono 25 gradi. 


"Dura è la mia lotta e torno

con gli occhi stanchi,
a volte, d’aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita".




Pubblicato il 16/1/2018 alle 1.35 nella rubrica diario.

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